

Come in ogni vacanza che si rispetti, anche le escursioni da Watamu possono arricchire le tue giornate. Oltre a prenotare un safari nello Tzavo o negli altri parchi keniani in modo da capire l’incantesimo africano che catturò Karen Blixen nel famoso film “La mia Africa”, ci sono alcune escursioni da Watamu che ti portano alla scoperta dello straordinario ecosistema che unisce barriere coralline, foreste pluviali e mangrovie. Sei un amante della storia e degli edifici storici e religiosi? Troverai a Watamu un solo sito che ti narra di popolazione antiche. Quello che Watamu ha da proporre ai visitatori è la scoperta della bellissima natura che la attornia e della cultura della sua popolazione.
Un meraviglioso e variopinto territorio si snoda tra spiagge bianche e sabbiose (dove le tartarughe marine depongono le uova), barriere coralline, isole e saliscendi rocciosi. Si aggiungono le foreste di mangrovie che sono il rifugio per innumerevoli specie di uccelli migratori e fenicotteri e la foresta pluviale costiera, un vero polmone verde che ospita elefanti, scimmie e rare specie di uccelli. Cos’altro chiedere di più?
Ti porto a scoprire le escursioni da Watamu…

Storicamente e culturalmente, l’area di Watamu è legata ai Bajuni (un popolo di origini miste bantu, somale, arabe e persiane) e alle comunità dell'entroterra come i Giriama. Il popolo Bagiuni composto da abilissimi navigatori, prima di essere distrutto e saccheggiato dai Portoghesi in epoca precoloniale, era ricco e fiorente e contribuì a diffondere la lingua swahili sulla costa africana. I Giriama, invece, è una delle nove comunità etniche che compongono i Mijikenda. Sembra che questa comunità di agricoltori, cacciatori e raccoglitori migrò da una regione compresa tra il fiume Tana in Kenya e il fiume Giuba in Somalia, occupando la fascia costiera, da Lamu fino al confine con la Tanzania.
L'Islam stabilì la sua presenza nella costa dell'Africa orientale intorno al IX secolo. I predicatori arabi riuscirono a far emergere la religione mussulmana come forza unificante formando così un’unica identità Swahili. Ma con l’arrivo di Vasco de Gama a Malindi nel 1498, Gesù Cristo apparve disegnato su una delle vele delle tre caravelle. Da quel lontano tempo ad oggi, la religione cristiana riuscì a prendere la maggioranza della popolazione locale. A Watamu, il cattolicesimo e il protestantesimo oggi convivono pacificamente alla religione islamica.


Conosciuto a livello internazionale, l’area del Parco Nazionale Marino comprende spiagge di sabbia bianca e lagune protette dalla barriera corallina. Venne istituita nel 1968 ed è uno dei più antichi parchi marini dell'Africa. 407 specie di pesci, 34 specie di invertebrati (tra cui stelle marine, ricci di mare, cetrioli e gigli di mare), 60 specie di molluschi, 23 specie di crostacei, 11 specie di piante acquatiche e 46 generi di coralli. Sai che nel parco marino è proibita qualunque attività di estrazione di risorse, compresa la pesca? Solo nella riserva è possibile pescare in modo tradizionale. Infine, sulla spiaggia di Turtle Bay nidificano le tartarughe marine.
Nella parte meridionale del parco si apre un’insenatura (chiamata Mida Creek) che si addentra nell’entroterra creando una fitta foresta di mangrovie. Quest’area costituisce la Riserva di Watamu. La biodiversità di questo luogo è esaltante. Qui vivono varie specie di uccelli e piante, svernano gli uccelli acquatici migratori, nidificano le sterne dougallii e vi abita una colonia di scimmie. Numerose sono le escursioni da Watamu che ti portano a scoprire quello che questo incredibile tratto di oceano conserva.
Il parco e la riserva sono gestiti dal Kenya Wildlife Service (KWS) e sono riconosciuti come aree della biosfera dall'UNESCO.


Come andare in esplorazione divertendosi a Watamu? Basta prenotare il Safari Blue, un’escursione giornaliera che unisce la navigazione in barca, lo snorkeling e relax su spiagge bianche. È l’escursione più popolare a Watamu, praticamente non puoi andartene senza averla fatta. Io mi sono divertita molto e ho visto paesaggi da cartolina.
La partenza è prevista dal tuo hotel e tramite tuk-tuk o moto, raggiungi la spiaggia di Blue Bay dove ti imbarcherai assieme ad altre persone su una delle tante barche messe a disposizione. Durante la navigazione nel tratto di mare che ti porta di fronte a Garoda Beach, è prevista un’ora di sosta per snorkeling. Successivamente sbarchi sulla lunghissima spiaggia di Garoda, quasi sicuramente mentre è in corso la bassa marea, in modo da ammirare l’incantevole paesaggio di colori che questo particolare fenomeno crea.
Dopo esserti rilassato nelle acque di Garoda, la navigazione prosegue entrando nel Mida Creek. Lo splendore di quest’area è qualcosa di impressionante. Una ricca vegetazione e folte foreste di mangrovie accompagnano il corso dell’acqua. Quasi sicuramente vedrai aironi, vari tipi di uccelli e simpatiche scimmie che si affacciano tra le mangrovie per scoprire chi sono gli intrusi.
Il tour termina su una spiaggia (Sudi island o Waka-Waka island) dove ti attende un pranzo a base di pesce. L’isola di Sudi e quella di Waka-Waka (non so se questo è il nome originale o un’invenzione per facilitare il turismo) sono dei piccoli lembi di terra nell’area del Mida Creek, immersi nella natura e lontani dal turismo. Qui dopo il tuo pasto, viene solitamente organizzata dai locali una danza tipica nella quale vieni invitato a partecipare.
Questo tipo di escursioni da Watamu possono essere leggermente diverse da quella alla quale ho partecipato. Potrebbero essere escursioni da Watamu che includono l'avvistamento dei delfini, oppure dopo lo snorkeling ti conducono a Jacaranda Bay. Sta a te decidere quale preferisci.



Il luogo più magico a Watamu è il Mida Creek, un'insenatura tidale che si estende dall'oceano verso l'interno, nella foresta di Arabuko-Sokoke. Si tratta di un ampio canale di 35 km quadrati costeggiato da estese aree di mangrovie e vegetazione. Assieme alla vicina foresta di Arabuko-Sokoke, Mida Creek è parte di una Riserva della Biosfera UNESCO, dove l’ecosistema viene protetto conciliando la biodiversità all’uso sostenibile.
Cosa vedere?
Quale habitat migliore per numerose specie di pesci? L’intricato intreccio di canali di mangrovie, le distese di fango e sabbia, le acque aperte e poco profonde sono anche il rifugio prediletto dai granchi e dagli uccelli. Grandi raduni di uccelli migratori provenienti dall'Europa e dall'Asia qui sostano e 124 sono le specie registrate durante gli anni. Armati di un binocolo e osserva gli aironi, le sterne di Rüppell e le rosate sterne di Dougall, ma soprattutto il piviere granchiero, unica specie della famiglia Dromadidae.
Nel 2004 venne costruita una passerella sospesa che attraversa la fitta vegetazione di mangrovie e termina sul mare. Perché non percorrerla durante l’ora del tramonto quando il cielo si tinge di un acceso arancione che proietta riflessi d’argento sulla vasta distesa e gli uccelli volteggiano nel cielo? Oppure prenotando una delle tante escursioni da Watamu, puoi esplorarlo navigando su una barca al tramonto o con una canoa, passando tra le piccole insenature e canali, trasportato dalle correnti. Tramite la passerella raggiungi anche un ristorante dove gustare ottimo cibo a base di granchio, giusto quello che ci vuole per terminare in bellezza la giornata.
Nove sono le specie di mangrovie africane e nell’area del Mida Creek se ne registrano ben otto. Capisci bene perché quest’area ha una grande importanza ed è conosciuta a livello mondiale?
Credo di averlo sottolineato in vari post che le mangrovie sono di vitale importanza per l’ambiente.
A tutelare questa magnifica area c’è il Mida Creek Conservation, un gruppo di supporto locale che svolge tutte le attività di conservazione e monitoraggio, incluse la pulizia delle spiagge e la piantumazione di mangrovie nelle aree degradate.



Una delle escursioni da Watamu che ti consiglio di intraprendere è quella alla scoperta della foresta Arabuko-Sokoke. Di che si tratta? È la più antica, grande e intatta foresta pluviale dell’Africa orientale, un polmone verde che si estende per circa 420 km quadrati.
Durante la colonizzazione inglese, il luogo venne dichiarato Riserva della Corona. Nel 1977 venne ulteriormente protetto dichiarandolo Riserva della foresta e nel 1991 una piccola parte venne classificata Parco Nazionale per proteggere due specie di mammiferi rari in via di estinzione quali: il Cefalofo di Aders e il Toporagno elefante dal dorso dorato. La riserva forestale è oggi gestita dal Kenya Forest Service che cerca di evitare l'abuso di tratti forestali per usi miopi a favore delle comunità locali.
Numerose specie di uccelli, di farfalle e più di 24 specie rare ed endemiche trovano casa in questo ampio spazio di natura. 40 sono le specie di mammiferi, tra cui l’elefante africano, il bufalo, lo zibetto (un piccolo mammifero carnivoro simile ad un procione), scimmie, babbuini e bushbaby, caracal (un felide di media grandezza) e manguste. 270 sono le specie di uccelli rari ed endemici. 49 sono i rettili e 25 sono le specie di anfibi.
Alcuni tratti del parco possono essere esplorati a piedi tramite una rete di sentieri escursionistici ben segnalati che attraversano i diversi tipi di foresta, ma anche numerose sono le sezioni accessibili con fuoristrada o veicoli con quattro ruote motrici.



L’unico sito archeologico vicino a Watamu è rappresentato dalle Rovine di Gede. Solo nel 2024 il sito è stato inserito nella lista del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, ma venne nel 1927 dichiarato Monumento Nazionale e nel 1948 Parco Nazionale. Non serve prenotare escursioni da Watamu per visitarlo, ci puoi andare in totale autonomia.
Gede o Gedi è un villaggio che si trova a circa 7 km a nord di Watamu. Il villaggio in sè non costudisce altro che case popolari e qualche negozietto nel classico stile africano, ma nei suoi pressi trovi un insediamento storico collocato nel mezzo di una foresta di baobab e sequoie popolato da una colonia di scimmiette curiose. È l’insediamento storico tra i più antichi di tutta l’area costiera di cui si abbia traccia. Le origini arabe delle rovine di Gede sembra risalgano tra il XIII e il XVII secolo. 2500 anime vivevano all’interno di questa cittadella fortificata e costituita interamente con rocce e pietre. Un popolo swahili di origine araba vi abitava ma la abbandonò verso la fine del 1500.
Le cause non sono ancora chiare ma qualcuno sostiene che furono gli attacchi di una tribù somala a scacciare l’intera popolazione e a distruggere una buona parte di quell’antica civiltà. Altri accreditano l’abbandono al prosciugamento progressivo delle falde acquifere locali e al cambiamento delle rotte commerciali costiere. La seconda ipotesi, quella relativa alle falde acquifere sembra essere la più veritiera. In primis perché non emergono tracce di battaglie e segni di distruzione, ma soprattutto considerando che le condizioni di un prosciugamento delle falde acquifere portano alla proliferazione di cianobatteri e patogeni pericolosi. Infatti, un’epidemia di peste colpì questo popolo e forse proprio a questo si deve la sua distruzione.
Prima di questi cruenti attacchi, gli abitanti vivevano serenamente in questa cittadella circondata da due cinte murarie che separavano la classe borghese dai comuni cittadini. I rapporti commerciali con il Medio Oriente e l’India portavano beneficio a tutti. All’interno della cinta muraria sono ancora evidenti tracce che portano a capire come era composta la cittadella. All’interno delle mura trovavano spazio: 3 moschee, il palazzo del sultano e molte altre case. Gli scavi hanno portato alla luce oggetti provenienti da diverse parti del mondo: una lampada indiana, forbici spagnole, vetri di Venezia e cocci di un vaso cinese, tutti oggetti che testimoniano gli ottimi rapporti commerciali con altri Paesi.
Numerose fondamenta, alcune mura e antichi portali, sono ciò che compongono il sito. Due grandi moschee sono state portate alla luce durante gli scavi archeologici che testimoniano le antiche pratiche religiose della popolazione swahili di quel lontano tempo.
È stato confermato che la prima moschea venne costruita nella prima metà del 1300 e ristrutturata durante la fine del XIV secolo. Con una base quadrata e colonne in legno, aveva l’ingresso rivolto ad est e il mihrab decorato con un pulpito fisso. Alcune aree ai lati della moschea erano destinate alle abluzioni e le vasche si riempivano grazie ad un sofisticato sistema idrico. La presenza di pozzi profondi e sistemi di canalizzazione per l’acqua dimostra un livello di ingegneria domestica eccezionale per l’epoca.
Venne costruita successivamente, intorno alla prima metà del XV secolo. Come si è riusciti a datarla? Grazie alla fila centrale di colonne davanti al mihrab, tipiche delle moschee swahili di quel secolo. La Grande Moschea, nonostante il nome, era più piccola della precedente. Nota come moschea del venerdì aveva un mihrab riccamente decorato e un elaborato architrave abbellito con un motivo a spina di pesce.
Al centro di queste rovine si collocano i resti del palazzo reale, con i resti delle corti interne, delle sale dei ricevimenti e delle camere senza finestre destinate alle donne del sultano. Resta in piedi e degna di nota la splendida porta di ingresso del palazzo e il bagno privato del sultano con vasca.
Vicino al palazzo reale si trova la tomba del sultano, il monumento funerario più importante del sito, caratterizzato da un alto pilastro di pietra corallina. In questa tomba e nei complessi murari vicini venivano sepolti i regnanti e i membri delle loro famiglie. Nei pressi della Grande Moschea c’è una tomba che presenta un’iscrizione in calligrafia araba datata 1399. Questa pietra tombale ha permesso agli archeologi di datare con precisione il periodo dell'insediamento.
A completare la visita turistica, sono presenti vicino all’ingresso due piccoli padiglioni. Uno contiene alcune gabbie che ospitano serpenti (non saprei proprio dirti quali specie dato che non sono entrata), l’altro è un edificio dedicato alle farfalle a cura del Kipepeo Butterfly Project, un'impresa comunitaria nata nel 1993 che promuove il sostentamento delle persone che vivono intorno alla foresta di Arabuko Sokoke incentivando la loro partecipazione alla conservazione di questa grande area di biodiversità.



Sei appassionato di serpenti? Tra le escursioni da Watamu potrebbe interessarti la visita allo Snake Farm. Posto nel cuore di Watamu, si tratta di un allevamento che ospita un'incredibile varietà di serpenti dell'Africa orientale, tra cui il mamba nero e il cobra sputatore di Ashe. Vuoi osservarli da vicino? Entrando trovi personale esperto nella gestione dei serpenti velenosi che saranno a tua completa disposizione per accompagnarti nella visita e fornirti preziose informazioni sulle caratteristiche, lo stile di vita e le abitudini di queste creature.
Queste sono le uniche informazioni che posso darti su questa escursione che puoi fare in totale autonomia. Io mi sono rifiutata di entrare dato che i serpenti non li digerisco e preferisco non vederli proprio.

Tra le tante spiagge di Watamu trovi anche Jacaranda Beach, posta a circa 9 km a nord dal centro di Watamu. Bagnata da un mare limpido e cristallino, si tratta di una lunga e bianca spiaggia sulla quale affaciano numerosi beach bar. Jacaranda è meta tramite escursioni da Watamu per scoprire i bianchissimi banchi di sabbia che si formano in mare durante la bassa marea. Ti dirai? “Beh, se c’è solo la spiaggia posso andarci da solo senza prenotare alcun tour!” Effettivamente, Jacaranda Bay è raggiungibile autonomamente. Per sostare sulla distesa bianca, attendere il picco di bassa marea e immergerti nelle splendide piscine naturali di acqua color smeraldo che si creano incontrando stelle marine e molluschi, non serve certamente prenotare un tour.
Tuttavia, al largo della costa durante la bassa marea appaiono una serie di atolli di sabbia raggiungibili solo con barca. Uno di questi ha un nome curioso e noto agli italiani. Mai sentito parlare di “Sardegna2”? Ecco, è il nome che i nostri connazionali hanno dato a questo fazzoletto bianco posto nel bel mezzo del mare (il cui vero nome dovrebbe essere atollo di Mayungu). L’organizzazione del tour prevede anche un pranzo a base di pesce da gustare immerso nel candore di questo luogo.



Anche tra le escursioni da Watamu ci sono le visite ai villaggi locali. Personalmente non le amo, principalmente perché credo che queste organizzazioni siano tutt’altro che spontanee nonostante portino decisamente un incentivo. È questo va anche bene. Ma la vera realtà dei villaggi locali la puoi scoprire anche in autonomia. Ti basta uscire dalla zona turistica, immergerti nella campagna alle spalle di Watamu per scoprire come vive la popolazione. Considerando che mi sono rifiutata di spendere un capitale in affitto che mi veniva richiesto per vivere per un lungo periodo a Watamu, ho soggiornato lontano dal centro, esattamente nelle campagne tra Timboni e Gede. Mi bastava aprire il portone di ingresso per immergermi nella vera realtà quotidiana della popolazione.
La prima caratteristica di questa gente che salta all’occhio è il sorriso. I bambini sono allegri, continuamente salutano e le persone adulte sono cordiali. Tutto questo nonostante la povertà nel quale vivono. La maggior parte delle case sono costruite con uno scheletro fatto da tronchi e rami di legno conficcati nel terreno e legati tra loro con corde o fibre vegetali sulle quali viene applicato del fango che si secca. All’interno il nulla, solo qualche sostegno per posare attrezzi da cucina o altri oggetti di comune uso. Non oso pensare il disagio durante il periodo delle piogge. Le case "più ricche" sono invece costruite con mattoni ma non hanno all'interno alcun agio come noi li conosciamo. Eppure, anche in queste estreme condizioni sorridono. È difficile per me capire come riescano a farlo ma colgono tutto il mio rispetto.
Se decidi di visitare i villaggi locali, porta in dono cose che possono essere utili alla famiglia. Magari del latte, o dei frutti, o farina, o qualche maglietta o oggetti che possono essere utili, ma ti prego, evita di portare dolci quali caramelle e biscotti vari, che potrebbero portare i bambini ad avere carie ai denti e a dover sopportare un dolore difficile da estirpare per la mancanza di possibilità economiche per curarsi.
Ci sono altri luoghi che puoi visitare quali: Hell’s Kitchen (ovvero il Canyon di Marafa), le dune di Mambrui, Robinson Island, la spiaggia di Che Shale e la visita ad una fabbrica di legno. Ma essendo più vicine a Malindi le ho inserite nel post relativo a quella località che trovi a questo link ⇒ Cosa fare a Malindi durante le tue vacanze
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