

Bernabò Visconti, signore di Milano, durante gli anni del suo dominio fece erigere molte fortificazioni e una di queste è il Castello visconteo di Pandino. Il comune di Pandino si trova nella campagna cremonese, un’area ricca di boschi con abbondante selvaggina a breve distanza dalla città di Crema. Le origini del borgo risalgono al 1144 e inizialmente era composto da poche case, fino a quando Bernabò Visconti fece erigere questa residenza fortificata atta a soggiorni dedicati alla caccia, creando un’attrattiva per molte persone in cerca di un luogo sicuro dove stabilirsi.
Era il 1355 quando il Castello visconteo di Pandino vide la luce. Ma oltre al suo utilizzo venatorio, nel corso del tempo divenne non solo una solida struttura difensiva e amministrativa che proteggeva le risorse agricole del ducato, ma anche un rifugio durante le epidemie.
Se ti trovi in Lombardia, organizzare una gita per visitare il Castello visconteo di Pandino è una cosa interessante da fare. Con la sua pianta quadrata e le torri angolari, conserva una buona parte delle decorazioni originarie con motivi geometrici e floreali, che costituiscono un motivo sufficiente per la tua visita.
Inoltre, e considerando che numerose sono le fortificazioni nelle vicinanze (Castello Visconteo di Pagazzano, Castello di Malpaga, Castello Visconteo di Trezzo sull'Adda, Rocca Viscontea di Romano di Lombardia) è possibile ampliare la conoscenza di queste strutture medievali o godere di una giornata immerso nella storia.
Ti porto a conoscere il Castello di Pandino e i suoi affreschi…

Nella pianura cremonese, un territorio agricolo nel cuore della Pianura Padana prevalentemente pianeggiante con numerosi fontanili, si trovano molti borghi storici. Le tradizioni centenarie hanno un forte legame con il fiume Oglio e il fiume Adda, offrendo itinerari perfetti per chi ama la natura e la storia locale.
Nel medioevo erano numerosi i boschi composti da querce, olmi, e salici e numerose erano le paludi. Questo permetteva ai signori feudali una risorsa insostituibile per la vita quotidiana. I boschi fornivano legname da costruzione e permettevano il pascolo degli animali. L'espansione demografica dettò la necessita di imponenti opere di bonifica e disboscamento. Le grandi selve vennero frammentate creando piccole aree boschive che lasciavano il paesaggio dominato da campi coltivati.
A ridosso di questi boschi vennero erette dai signorotti le immense fortificazioni che servivano soprattutto per giornate destinate alla caccia e al divertimento. Una di queste è il Castello visconteo di Pandino, che sorge in una zona prevalentemente agricola, bagnata da corsi d’acqua e fontanili, un territorio che anticamente era occupato dal Lago Gerundo, un vasto bacino di origine preistorica ormai prosciugato.


Il Castello di Pandino venne edificato nel 1355 per volontà di Bernabò Visconti, Signore di Milano, ancora oggi ricordato sia per la sua violenta strategia politica e per i suoi terribili eccessi d’ira. Bernabò nacque a Milano nel 1323 ma nel 1346 dovette lasciare la città. A seguito di un tentata congiura ordita assieme ai suoi fratelli (Matteo e Galeazzo) contro lo zio Luchino venne esiliato nelle Fiandre e in Francia. Fu lo zio arcivescovo Giovanni Visconti, successore di Luchino, che nel 1349 lo richiamò a Milano e alla morte di Giovanni i tre fratelli si spartirono i domini. A Matteo vennero destinate le aree di Lodi, Piacenza, Parma e Bologna, Galeazzo ereditò i territori di Como, Novara, Vercelli, Alessandria e Tortona. Bernabò finì per controllare il territorio tra Milano e il lago di Garda e fece costruire numerosi castelli, molti dei quali destinati alla caccia, la sua grande passione.
Matteo morì nel 1355 e i due fratelli ancora in vita si spartirono il suo territorio fino al 1385 quando con un colpo di stato, Galeazzo Visconti prese tutto il potere, catturò Bernabò e lo fece rinchiudere nel Castello di Trezzo sull’Adda dove morì qualche mese dopo. Fu così che Galeazzo si ritrovò Signore indiscusso di un vasto patrimonio, che comprendeva anche il Castello visconteo di Pandino. Alla morte di Galeazzo il patrimonio passo in eredità al figlio Giovanni Maria che crescendo dimostrò di non avere una personalità abbastanza forte per governare un simile impero. Il Ducato affrontò una grave crisi e nel 1403 il Castello di Pandino finì nelle mani della famiglia Benzoni, casata sostenitrice dei guelfi, contrapposti ai ghibellini a cui appartenevano i Visconti.
Quando i fratelli Benzoni morirono furono di nuovo i Visconti a prendere possesso del castello con la figura di Filippo Maria Visconti che mantenne il feudo per 15 anni, per poi affidarlo a Luigi Sanseverino che lo tenne per circa 1 secolo.
Nel 1447 il Ducato di Milano passò dai Visconti agli Sforza e dal 1470 fu Lodovico Maria Sforza (Ludovico il Moro) a divenire conte di Pandino, ma l’affidamento feudatario del castello ai Sanseverino creò numerosi problemi. La struttura a causa di mancanza di fondi stava andando in rovina e nel 1547 la cessione del feudo passò nelle mani di Francisco Duarte che dopo 5 anni lo cedette ad una ricca famiglia di mercanti. Il Ducato di Milano, poco interessato al castello, trascurò il feudo e da quel momento il castello si trasformò in una residenza di campagna che passò di mano in mano fino a quando fu la famiglia D’Adda a divenirne proprietaria per i successivi 300 anni.
Durante il 1800 il castello venne costantemente affittato. Numerose furono gli interventi: le due torri occidentali vennero demolite, venne sistemato il loggiato, alcune stanze vennero adibite alla prima lavorazione meccanica del filo di seta e si fece spazio per due stalle, una per bovini e una per cavalli. Fu solo nel 1912 che il Castello visconteo di Pandino venne dichiarato monumento nazionale e concesso all’Amministrazione comunale di Pandino. Il comune lo acquistò nel 1947 e oggi al suo interno si trovano vari uffici comunali.


La struttura del Castello visconteo di Pandino è ancora quella originale, con la pianta quadrata e le torri ai quattro spigoli, anche so oramai sono solo due quelle rimaste interamente in vita.
Venne edificato in mattoni e le facciate presentano finestre monofore e bifore gotiche. Il grande cortile interno è circondato dai portici a sesto acuto e un loggiato al piano superiore. Due sono quindi i piani: quello inferiore e quello superiore. L'ingresso principale è posto sul lato meridionale, dove un portale sormontato dallo stemma visconteo ti permette l’accesso. Ma c’è anche un ingresso secondario posto sul lato settentrionale. Un ampio fossato vuoto circonda le mura del castello. Le torri sono suddivise in tre piani con feritoie e caditoie, elementi che servivano per la difesa della struttura.
Al piano terra si trovano le sale destinate alle attività comunali e ai ricevimenti, alle antiche cucine e ai magazzini. Mentre al piano superiore si trovavano le stanze di Bernabò.


Il Castello visconteo di Pandino è uno dei pochi castelli del famoso ducato ancora molto ben conservato e visitandolo puoi avere una visione autentica della architettura signorile di quell’epoca. Venne completamente decorato: stanze, portici, cortile e facciate esterne vennero rivestite da fantasiose decorazioni pittoriche. Molte di queste pitture sono ancora visibili e rappresentano figure geometriche e vegetali, tra le quali si evidenziano gli stemmi araldici dei Visconti e figure sacre.
Al piano superiore trovi la testimonianza più integra degli apparati pittorici e le superfici esterne del portico e del loggiato hanno gli stessi motivi che ornano le sale interne. Nella sala dell’ala meridionale al piano superiore vi è dipinto un finto loggiato con eleganti archi acuti e finte colonne in marmo. Anche le mura che circondano il cortile porticato presentano affreschi che risalgono al XIV secolo e raffigurano scene di caccia, simboli araldici e motivi geometrici.


La vibrazione sfacciata della pietra, un’epoca lontana ma ancora intatta e quel modo che hanno le torri di farsi guardare. Sono uno da castelli, io.
(Fabrizio Caramagna)
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